25/12/2011
QUALE DESTINO PER L'EUROPA?
I periodi di crisi sono sempre i più fecondi, nel determinare la nascita di nuove realtà e di nuove forme sociali e organizzative. Niente è più naturale della necessità per creare il nuovo, persino il mondo nasce per un necessario equilibrio dell’universo. Ma come è necessario tale equilibrio così è necessario che non si abbia la patetica idea di essere il centro del mondo. Non esiste il centro nell’Universo, Giordano Bruno docet, non esiste un centro sulla terra ma tutto è centro e periferia. Per questo ebbene ricordare che oggi assistiamo, anche se inconsapevoli, alla fine della Nazione –Stato per far nascere una più equilibrata e prolifica Europa come unione confederata di stati ultranazionali. L’Europa dopo due grandi conflitti mondiali si è purgata del peccato di onnipotenza e di egoismo, generato con il colonialismo e con le forze nazionalistiche, destinate naturalmente a implodere nella innaturale forma di omologazione settaria. La diversità, così in natura come tra gli uomini è la vera ricchezza di ogni organismo. Questo è solo l’inizio di un grande futuro per un Europa nuova e sempre più aperta. Io penso che l’Europa del domani dovrà recuperare lo spirito Rinascimentale, partendo da una integrazione di tutto ciò che manca oggi all’Europa. Un continente dell’attivismo, della pratica, dello sviluppo economico e materiale, ma che ha sottostimato e sottosviluppato la parte poetica e meditativa dell’esistenza, quella parte riflessiva che è vera fucina di idee nuove. Tutto ciò che le culture orientali, come quella cinese e indiana, avrebbero potuto apportare. Adesso è tempo di recuperare tale scambio per poter rivitalizzare l’Europa e riproblematizzare il senso di Dio, del mondo, della vita, dell’uomo. Bisogna ripartire dalle domande per riflettere sulla propria identità di Europa. Quale Dio? Quale vita? Quale società? Quale economia?. Di conseguenza la classica distinzione tra scienze della natura e scienze umane non è più ammissibile. Le classiche domande, che cos’è l’uomo, che cos’è il mondo, che cos’è l’uomo nel mondo? Che la scienza aveva rinviato alla filosofia, oggi irrompono attraverso la complessità, nel cuore stesso della scienza, stimolando una nuova esplorazione del concetto stesso di realtà.
Credo che gli Stati-Nazionali non debbano sparire, ma devono perdere il loro carattere assoluto. Come in passato dai grandi imperi e dalla monarchia assoluta ci siamo emancipati attraverso democrazie più o meno efficienti, ora è tempo di modificare la politica mondiale attraverso confederazioni nazionali che possano decentralizzare le scelte che riguardano le realtà locali, le esigenze degli individui di un dato territorio ma che abbiano in tale diversità un obiettivo comune, l’uomo come valore, come civiltà e come centro delle politiche internazionali, interetniche, interreligiose. Per fare ciò bisogna partire da un nuovo sistema di educazione, difficile da rifondare perché va ad intaccare strutture mentali e istituzionali. In questo rinnovamento educativo si deve prendere coscienza delle nostre radici terrestri e del destino planetario. Morin in un saggio “terra patria”, introduce un neologismo “reliance”, modellato sui termini religio e allianca, dove l’etica della reliance, nuova religione del progresso, privilegia tutto ciò che unisce, lega, non divide, comunica e accomuna. Tutto questo non è utopia ma necessità.
Massimiliano Cananà
07:54 Scritto da: max0712 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala |
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