29/12/2011
EDUCARE GLI EDUCATORI: AMORE, PASSIONE, EMOZIONE
Morin denuncia spesso la scuola come “scuola del lutto” dove, soprattutto nel percorso finale, quello universitario si ergono muri invalicabili tra le discipline e i saperi sul mondo e sull’uomo; la conoscenza è così racchiusa nelle casseforti delle varie materie in cui essa è suddivisa senza la possibilità di aperture. L’unità e la continuità della vita è spezzettata irrimediabilmente, con un puzzle di pezzi non combacianti e con la pretesa di racchiudere in sé un universo concluso ed esauriente. La struttura stessa del sapere parte dall’osservazione della vita basata sulla logica della complessità. Natura e cultura, mente e corpo, unità e diversità, razionalità e irrazionalità non si presentano come entità astratte e oppositive, bensì come interattive e dialoganti. Pensiamo di dire cose ovvie e scontate? Basterebbe osservare quanta fatica si fa, in ogni ordine e grado dalla scuola alla realtà lavorativa, per far dialogare le varie discipline. Riconoscendo la complessità della natura umana e di ogni realtà è necessario avviare la ricerca di un metodo che consenta di dominare e interconnettere le varie forme di conoscenza senza mutilarle. Il pensiero complesso richiede un dialogo con l’universo attraverso un metodo che sollecita un pensiero aperto senza mai chiudere i concetti. Il pensiero complesso transdisciplinare di Morin ha un unico oggetto, la physis, (la natura) e un unico obiettivo, la ricerca di un metodo migliore per pensare e affrontare i problemi con cui l’Umanità si confronta. Il “vangelo della perdizione”, professato da Morin, annuncia la buona-cattiva novella sostenendo che: dobbiamo essere fratelli, non perché saremo salvati, ma perché siamo perduti. Dobbiamo essere fratelli, per vivere autenticamente la nostra comunità di destino e di morte terreni. Allora in questo senso, trovare il meglio possibile è nella coscienza, nell’amore e nella fraternità, nell’evitare la prematura morte dell’umanità attraverso una unità dell’uomo come specie vivente. La Terra non può essere concepita come l’addizione di un pianeta, più la biosfera, più l’umanità, ma viceversa come una totalità complessa, fisica-biologica-antropologica. In questo ambito si rivela fondamentale il contagio emotivo che ogni insegnante può provocare negli studenti attraverso alcuni accorgimenti. Ogni apprendimento avviene in un contesto ricco di emozioni piacevoli dove un adulto entusiasta (anche nel senso etimologico di offrirsi con sacrificio) coinvolge i propri studenti. Tali premesse potrebbero sembrare ovvie e banali ma non lo sono per niente. Bisognerebbe intanto differenziare l’entusiasmo per la materia che non sempre collima con l’entusiasmo per insegnare quella materia. L’entusiasmo per insegnare, secondo una ricerca di Kunter, Brunner, Krauss e Baumert, nel 2008 pubblicata su learning and instruction, 18, 468-482, accresce una serie di valutazioni da parte degli alunni riguardanti il senso di sfida cognitiva, l’insegnante fa domande, stimola il desiderio ad apprendere, cattura l’attenzione e ottiene il silenzio in classe, è attento alle difficoltà e ai problemi dei ragazzi a va loro incontro. In quest’ottica l’entusiasmo diventa una strategia di insegnamento, sebbene l’entusiasmo deve scaturire da una sincera gioia per l’attività che si svolge in quanto fingere emozioni che non si provano è costoso sul piano psicologico. Oggi volendo misurare le personali motivazioni, emozioni e strategie verso l’insegnamento, i docenti possono fare riferimento a un test apposito validato nel contesti italiano: il MESI, acronimo che sta per Motivazioni, Emozioni, Strategie nell’Insegnamento. Si tratta di una batteria di strumenti adatti a valutare le componenti strategiche, motivazionali ed emotive dei docenti, anziché degli studenti. Il test permette di valutare anche singole emozioni specifiche per progettare interventi mirati a risollevare situazioni problematiche legate a distress lavorativo, dropout, burnout o depressione. Da ciò scaturisce che l’indagine e le ricerche sulle emozioni piacevoli hanno presentato numerosi vantaggi per chi le esprime e per chi ne è contagiato. Gli effetti possono essere sintetizzati in cinque fasi:
- Ampliano il repertorio di pensieri, di ragionamenti e di ricordi; facilitano la creatività e una visione globale d’insieme; fanno propendere per la ricerca di soluzioni alternative piuttosto che per l’applicazione di algoritmi; favoriscono uno studio personale ed efficace anziché mnemonico.
- Si accompagnano ad una atteggiamento propositivo verso la scuola e allo stare bene in classe. Quindi promuovono l’emotività piacevole nei ragazzi.
- Favoriscono associazioni positive con i contenuti trasmessi. Se l’insegnante trasmette emozioni piacevoli, ogni volta che gli alunni ritorneranno su quella disciplina proveranno con maggiore probabilità gioia, felicità, piacere, senso di sfida, anziché noia o rabbia.
- Motivazioni ed emozioni si influenzano a vicenda fino a creare spirali di benessere.
- Prevengono disturbi dell’umore e la depressione, poiché è stato dimostrato che gli stati depressivi discendono principalmente da un basso livello di emozioni piacevoli, non da una eccessiva emotività spiacevole. Pertanto volendo risollevare situazioni in cui i ragazzi sono a rischio di sviluppare sintomi depressivi o manifestano eccessivi stati d’ansia è importante agire nella direzione di incrementare i livelli di emozioni piacevoli, fra cui l’entusiasmo.
In particolare , in una prospettiva molto attuale che è quella del life long learning, apprendimento nella vita, un passo fondamentale consiste nel creare le basi per il desiderio di apprendere. Allora le emozioni piacevoli accendono la motivazione e favoriscono l’apprendimento, i processi di pensiero, il benessere alimenta la fiducia in sé e spesso generano risultati positivi. Questi non vanno intesi solo come voti buoni o promozioni a gogò, ma come premessa per attuare delle strategie e metodologie di insegnamento mirate a rendere l’attività insegnante interessante e piacevole. L’insegnante è colui che “lascia un segno”, probabilmente più di uno, nel bene e nel male. Fra i migliori non ci sono quelli che conoscono puntualmente la propria materia ma che la usano come arma per frustrare l’incompetenza dei propri allievi, ma vi sono docenti che consapevoli della propria competenza nella disciplina trasmettono entusiasmo e ricevono emozioni in un processo circolare che rafforza gli studenti ma è un ottima risorsa, per il docente, per attingere nuovo entusiasmo nelle quotidiane fatiche di insegnare.
Ps. Per approfondire si consiglia il testo:
MOTIVATI SI NASCE O SI DIVENTA? Di Angelica Moè edito da Laterza, Roma 2011.
Trepuzzi 29 dicembre 2011
Massimiliano Cananà
07:15 Scritto da: max0712 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala |
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