27/12/2011

UNA NUOVA EDUCAZIONE PER IL FUTURO

 UNA NUOVA EDUCAZIONE

Il sapere è un meccanismo che presenta numerose variabili, spesso ad uccidere la vera conoscenza è il sapere parcellizzato, ridotto ai minimi termini della specializzazione. Questo comporta una perdita del globale.

La crisi della politica deve far comprendere che alla base del cambiamento umano vi è una cultura educativa basata sul dono che ogni generazione deve fare alle future generazioni. Le nostre istituzioni politiche ed economiche negli ultimi anni, ben consapevoli, hanno operato atti di vero cannibalismo sociale, divorando le future generazioni e mettendole nelle condizioni di rompere i delicati equilibri democratici che esse stesse avevano creato.

Una legge fondamentale dell’esistenza stabilisce che nessuno di noi sceglie di nascere e meno che mai sceglie  di morire, tranne casi particolari. L’uomo, pertanto è un viandante e per questo ha in sé un destino comune dal non essere al non essere. Per rendere più accettabile questa nostra condizione c’è solo un antidoto: l’amore e la solidarietà tra gli uomini e la natura.

Soprattutto nel campo economico bisogna ridimensionare la politica del profitto a tutti i costi, ponendo delle regole inderogabili dettate dall’esigenza di solidarietà e di rigore. Quando una moltitudine di persone non hanno di che sopravvivere anche la nostra effimera sostanza diventa un possesso relativo. Sebbene la storia del passato non insegni nulla ai popoli, perché sopraffatti dall’istinto del benessere, basterebbe guardare la storia recente, la caduta dei regimi totalitari, la fine del comunismo, la primavera araba, sono i prodromi di un bisogno naturale, il vivere serenamente. Ma tutto ciò può avvenire in modo traumatico o in modo equilibrato, sta a noi decidere. Tirare troppo la corda pensando al nostro benessere immediato significa mettere in discussione la democrazia faticosamente conquistata. Quando i popoli scoprono che tale democrazia è uno strumento per dare fiato alla speculazione dei magnati dell’economia ecco che anche la loro ricchezza diventa relativa a tal punto che si disgrega in poco tempo, Gheddafi docet.

Allora rifondare l’educazione significa riorganizzare la cultura del pensare attraverso un noi Europa, noi Terra, attraverso uno sviluppo sostenibile, energie rinnovabili, equilibrio nella ricchezza, rispetto delle diversità e delle individualità. Per raggiungere questi obiettivi è necessario una politica mondializzata con la consapevolezza di un destino comune. Comprendendo che tutta l’umanità ha un destino comune, è necessaria una politica comunitaria e mondializzata, guidata da un ‘etica antropocentrica.

L’antropo-etica è il collante per il miglioramento delle azioni educative e formative all’interno di ogni civiltà. Uno dei concetti base della psicologia cognitiva ci dice che il sapere è pertinente solo se si è capaci di collocarlo all’interno di un contesto. Non è più il problema di immagazzinare tutto il sapere, una cultura enciclopedica come Pico della Mirandola, ma di organizzarlo in qualcosa di significativo e ben strutturato per apprendere.

Allora è necessario costruire l’educazione delle giovani generazioni, partendo dalla presa di coscienza della realtà complessa,  attraverso un metodo capace di compiere collegamenti e confronti. La storia di molte scoperte rivoluzionarie ci hanno mostrato come spesso uomini colti ma ancora non fossilizzati nell’iperspecializzazione della materia, siano stati in grado di osservare fenomeni tali da determinare la costruzione di teorie rivoluzionarie. È il caso del naturalista Darwin, nel corso di una crociera sul Beagle, fece un elevato numero di osservazioni per arrivare a formulare la sua teoria dell’evoluzione. È il caso di Wegener, nel 1912, osservando il mappamondo nota che la faccia ovest dell’Africa e la costa orientale del Brasile si adattano l’una all’altra. Nasce la teoria della deriva dei continenti, teoria rifiutata dagli specialisti perché teoricamente impossibile, ma poi riconosciuta cinquant’anni dopo con la scoperta della tettonica delle placche.

Allora la riforma del pensiero educativo non deve abbattere le discipline, anzi ha lo scopo di articolare, di collegare fra loro le diverse discipline come nella realtà.  Tutto deve convergere in una unità multidimensionale della realtà antropo-sociale, utilizzando tutte le discipline interessate comprese quelle che riguardano le realtà immaginarie, l’arte, la musica, il cinema ecc. allora è necessario ripensare tutte le discipline nel collegamento osmotico di una polidisciplinarietà che renda i giovani consapevoli di vivere una realtà complessa, e all’interno di questa prospettiva, lo studio della letteratura, della musica, dell’arte figurativa, della lingua, non sono mere attività ornamentali ma scuole di vita e si tratta di scuole di vita della complessità. Leggere i romanzi di Balzac, di Verga, di Dickens, di Dovstoevski, di Tolstoj, Svevo, Moravia, Calvino significa apprendere ciò che le scienze non arrivano a dire, in quanto ignorano i soggetti umani nella loro complessità. Sappiamo bene che gli adolescenti partono alla scoperta e alla conoscenza di se stessi attraverso gli eroi in cui si identificano. La loro azione sarà tanto decisa e tanto positiva soprattutto quando si identificheranno nei miti positivi, problematici, complessi, mentre oggi siamo consoni relegarli davanti a giochi artificiali facendogli perdere il contatto con la realtà, per il nostro egoismo di tenerli al sicuro in casa mentre noi genitori spesso ignoriamo i pericoli della rete, così la nostra egoistica sicurezza si trasforma nella fragilità dei nostri figli, adatti a vivere un mondo virtuale ma incapaci di affrontare la realtà.

 

Trepuzzi 26122011

                                                                                              Massimiliano Cananà

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25/12/2011

QUALE DESTINO PER L'EUROPA?

EUROPA


I periodi di crisi sono sempre i più fecondi, nel determinare la nascita di nuove realtà e di nuove forme sociali e organizzative. Niente è più naturale della necessità per creare il nuovo, persino il mondo nasce per un necessario equilibrio dell’universo. Ma come è necessario tale equilibrio così è necessario che non si abbia la patetica idea di essere il centro del mondo. Non esiste il centro nell’Universo, Giordano Bruno docet, non esiste un centro sulla terra ma tutto è centro e periferia. Per questo ebbene ricordare che oggi assistiamo, anche se inconsapevoli, alla fine della Nazione –Stato per far nascere una più equilibrata e prolifica Europa come unione confederata di stati ultranazionali. L’Europa dopo due grandi conflitti mondiali si è purgata del peccato di onnipotenza e di egoismo, generato con il colonialismo e con le forze nazionalistiche, destinate naturalmente a implodere nella innaturale forma di omologazione settaria. La diversità, così in natura come tra gli uomini è la vera ricchezza di ogni organismo. Questo è solo l’inizio di un grande futuro per un Europa nuova e sempre più aperta. Io penso che l’Europa del domani dovrà recuperare lo spirito Rinascimentale, partendo da una integrazione di tutto ciò che manca oggi all’Europa. Un continente dell’attivismo, della pratica, dello sviluppo economico e materiale, ma che ha sottostimato e sottosviluppato la parte poetica e meditativa dell’esistenza, quella parte riflessiva che è vera fucina di idee nuove. Tutto ciò che le culture orientali, come quella cinese e indiana, avrebbero potuto apportare. Adesso è tempo di recuperare tale scambio per poter rivitalizzare l’Europa e riproblematizzare il senso di Dio, del mondo, della vita, dell’uomo. Bisogna ripartire dalle domande per riflettere sulla propria identità di Europa. Quale Dio? Quale vita? Quale società? Quale economia?. Di conseguenza la classica distinzione tra scienze della natura e scienze umane non è più ammissibile. Le classiche domande, che cos’è l’uomo, che cos’è il mondo, che cos’è l’uomo nel mondo? Che la scienza aveva rinviato alla filosofia, oggi irrompono attraverso la complessità, nel cuore stesso della scienza, stimolando una nuova esplorazione del concetto stesso di realtà.

Credo che gli Stati-Nazionali non debbano sparire, ma devono perdere il loro carattere assoluto. Come in passato dai grandi imperi e dalla monarchia assoluta ci siamo emancipati attraverso democrazie più o meno efficienti, ora è tempo di modificare la politica mondiale attraverso confederazioni nazionali che possano decentralizzare le scelte che riguardano le realtà locali, le esigenze degli individui di un dato territorio ma che abbiano in tale diversità un obiettivo comune, l’uomo come valore, come civiltà e come centro delle politiche internazionali, interetniche, interreligiose. Per fare ciò bisogna partire da un nuovo sistema di educazione, difficile da rifondare perché va ad intaccare strutture mentali e istituzionali. In questo rinnovamento educativo si deve prendere coscienza delle nostre radici terrestri e del destino planetario. Morin in un saggio “terra patria”, introduce un neologismo “reliance”, modellato sui termini religio e allianca, dove l’etica della reliance, nuova religione del progresso, privilegia tutto ciò che unisce, lega, non divide, comunica e accomuna. Tutto questo non è utopia ma necessità.

                                                                                       Massimiliano Cananà

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20/12/2011

AUGURI DI BUONE FESTE A TUTTI

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STUDIO PER LE VACANZE DI NATALE CLASSI I F, IVE,VE

ATTIVITA’ DI STUDIO PER IL PERIODO NATALIZIO 201112

CLASSE I F

Antologia:  cap. 5 tema, messaggio, contesto es. pag. 67-70 n. 1,2,3,4,5,6.

Laboratorio di scrittura: la lettera  esercizi pag.61 n.1,2,3,4.

Grammatica : completare l’aggettivo esercizi a pag. 155, 156,157,158  tutti gli esercizi di sintesi.

Lettura del romanzo L’Ultima legione.

CLASSE IV E

Lettura del romanzo di Pavese: la casa in collina

Latino : versioni da Alma Roma pag.180 n. 157 e 158

CLASSE VE

LETTURA DEL ROMANZO DI PAVESE: LA CASA IN COLLINA

LATINO: VERSIONI DAL TESTO DICTA MAIORUM pag. 411 n. 345  e 346.

 

 

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11/12/2011

Geologo a Londra. Senza biglietto di ritorno.

Geologo a Londra. Senza biglietto di ritorno.

 

Tornare in Italia? Sempre più difficile per Daniele Cravino, 32enne geologo, nonché protagonista della puntata odierna di “Giovani Talenti”. In una splendida lettera di autopresentazione ai lettori del blog, Daniele spiega così perchè -nella sua storia di vita e professionale- lui abbia già oltrepassato il “punto di non ritorno”.

“Sono un geologo di 32 anni e scrivo da un limbo. Il limbo di coloro che, stanchi di un’Italia immobile e affossante, l’hanno lasciata per l’estero e che ora, dopo alcuni anni, si chiedono se ci siano le condizioni ed i presupposti concreti per il ritorno. Sospeso tra il desiderio costante di costruire un progetto professionale nel mio Paese, e la triste consapevolezza di dover cercare altrove per soddisfare le mie legittime aspirazioni. Mi sono serviti quattro anni di vita professionale post-Laurea per zavorrarmi ad un’amara, ma lucida verita’. Che l’Italia e’ un Paese senza vento, in perenne, colpevole, bonaccia. Ho speso stancamente questi quattro anni tra precariato, prospettive di carriera nulle, livelli salariali ridicoli, scarsi investimenti nella formazione. Un contesto lavorativo statico e passivo, con potere di attrazione nullo, che non garantisce alcuna certezza nel medio e lungo termine. Ma non sono il tipo che sprofonda nella rassegnazione cronica. Ho sempre pensato che per giungere all’affermazione di te stesso come individuo non ti puoi permettere troppa autocommiserazione. Dovevo, gioco forza, cercare un’alternativa che riflettesse le mie ambizioni e valorizzasse le mie capacita’. Detto, fatto: Londra è stata la mia meta. Lavoro per una multinazionale di progettazione geo-ingegneristica. Escavazione di gallerie in ambiente urbano sono il mio pane quotidiano. Stilando un bilancio della mia avventura inglese, sono convinto che un’esperienza professionale all’estero arricchisca chiunque la intraprenda, perche’ promuove la tua crescita personale, fornisce prospettiva e visione globali, consente di maturare una spiccata spinta all’imprenditorialismo, e di integrare il know-how di un Paese straniero con quello nostrano. In sintesi, incrementa esponenzialmente il tuo potenziale di competitivita’ sul mercato delle risorse umane.

Mi sento all’apice delle mia potenzialita’. Sento una voglia pulsante di testare le mie capacita’, di apprendere, di sfruttare le mie doti creative e gestionali, in un ambiente di lavoro stimolante e meritocratico, dove non si soffoca l’iniziativa e non si premia il privilegio. Qui ho trovato regole trasparenti, meccanismi di selezione espliciti, politiche e programmi di sviluppo in grado di promuovere opportunita’.

E’ l’Italia in grado di offrirmi tutto questo? E’ l’Italia un’opzione plausibile, in risposta alle mie aspirazioni? Al momento, la risposta e’ negativa, non ci sono le basi e le prospettive per “credere” nel rientro. E piu’ passa il tempo, piu’ scema la voglia di rischiare un salto nel buio, e piu’ si concretizza la consapevolezza che lasciare alle spalle l’Italia sia una scelta da fare senza troppi rimpianti. 

Alla luce dei fatti, il punto di non ritorno, forse, me lo sono gia’ lasciato alle spalle”.

17:55 Scritto da: max0712 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | | OKNOtizie | |  Facebook |